La formazione del plurale del le parole in -co e -go potrebbe scatenare in voi non pochi dubbi: è sicuro che si dice "medici...
Detto questo, va messo in evidenza che esiste comunque una tendenza; partiamo dalla parola "medico", il cui plurale, come sapete, è "medici"; le sillabe della parola sono tre: me.di.co -; si tratta, dunque, di un trisillabo. L'accento cade sulla terzultima me; oltre ad essere un trisillabo, quindi, è una parola sdrucciola. Passiamo ora alla parola arco, che al plurale, invece, non fa *arci ma "archi". Le sillabe sono due: ar.ci -; è un bisillabo, dunque. L'accento cade sulla penultima sillaba ar: il bisillabo, quindi, è una parola piana.
Vediamo ora altre parole con i relativi plurali:
(A) Plico - plichi;
(B) Mago - maghi;
(C) Gioco - giochi;
(D) Becco - becchi;
(E) Psicologo - psicologi;
(F) Farmaco - farmaci;
(G) Equivoco - equivoci;
(H) Medico - medici;
Se fate attenzione ai gruppi di parole propisti, noterete che il primo è costituito da parole piane (accentate sulla penultima); il secondo, invece, da parole sdrucciole (accentuate sulla terzultima). Non vi resta altro che dedurre la tendenza: le piane, in genere, non vogliono l'acca; le sdrucciole, sì. In termini tecnici, le parole piane non sono interessate dal passaggio della velare k/g alla palatale c/g ed è per questo che viene introdotta l'acca (senza questa, infatti, parole come "becchi" verrebbero lette come *becci); le sdrucciole, invece, perdono la velare, che, diventando palatale, porta anche alla perdita dell'acca.
Trattandosi di una tendenza, ovviamente, le eccezioni sono numerose. Occhio, perciò, al miracoloso vocabolario!